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🇷🇴🇲🇩 Un dono romeno alla Moldova

La presidente della Moldova Maia Sandu ha annunciato che la Romania offrirà «un’altra donazione generosa»: 100 mila dosi di vaccino. Inoltre Bucarest si è impegnata a rivendere a Chişinău circa 200 mila dosi al mese al prezzo negoziato dall’Unione Europea. Dunque a prezzo politico.

Perché conta: Maia Sandu si è detta «riconoscente per la solidarietà senza limiti». In effetti, la Romania ha già fornito il proprio supporto alla piccola nazione sorella, donando 204 mila dosi di siero anti-Covid-19, oltre a un considerevole sostegno tecnico in materia sanitaria. Senza chiedere nulla in cambio.
Eppure un margine geopolitico c’è. Il soft power sanitario può aiutare a conquistare i cuori della provata cittadinanza e ad ancorare la Bessarabia (terra moldava tra i fiumi Prut e Nistru) al polo di influenza euroatlantico. E magari sperare in una futura fusione (Unirea), intimo sogno delle élite romene. Recenti sondaggi vedono in crescita il numero (44%) dei cittadini moldavi sostenitori dell’unificazione con la Țara Românească (terra dei romeni).
Donando un ulteriore lotto di 100 mila vaccini senza contropartita, Palazzo Cotroceni risponde con una certa immediatezza al Cremlino, che di recente ha barattato 142 mila dosi di Sputnik-V (di cui 60 mila per la filorussa Transnistria) in cambio di 322 casse di ottimo vino Cricova. La Romania punta a rimarcare di essere l’unica amica vera della Bessarabia. E confida che la sua popolazione se ne ricordi l’11 luglio, quando sarà chiamata alle urne: Bucarest spera che dalle elezioni esca una maggioranza filoromena o quantomeno saldamente europeista.
Mentre in Moldova la comunità esclusivamente russofona si assottiglia, l’influenza romena aumenta.