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🇺🇦 Tensioni marziali in Ucraina

Il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky ha destituito il capo di Stato maggiore Ruslan Khomchak a causa delle esacerbate tensioni tra le Forze armate e il ministero della Difesa. Verrà sostituito dal maggior generale Valery Zaluzhny, comandante dell’esercito del Nord.

Perché conta: Le annose operazioni belliche per la riconquista del Donbas e le azioni diplomatiche per la reintegrazione della Crimea appaiono ormai come battaglie contro i mulini a vento. L’assenza di risultati significativi contro le repubbliche separatiste filorusse genera incertezza tra i funzionari del dicastero, mentre l’interminabile stillicidio (14 mila morti circa dal 2014) stronca il morale delle truppe.

La guerra per procura tra Stati Uniti e Russia vive una fase di stallo con entrambe le potenze nucleari prese da altri dossier. I belligeranti finiscono per equilibrarsi numericamente e strumentalmente lungo la linea di contatto. Nessuno dei due schieramenti conquista posizioni nuove, entrambi registrano feriti quotidiani (a volte vittime).

I vertici di Kiev devono scegliere se sferzare un attacco maggiore per piegare le repubbliche di Luhansk e Donetsk in assenza di un cospiquo numero di riservisti e di un concreto supporto occidentale. Provocando forse l’intervento diretto di Mosca a tutela dei propri cittadini all’estero in ottemperanza ai dettami costituzionali della Federazione. Dunque rischiando ulteriori perdite territoriali e una conseguente crisi politica interna.

In questo frangente, l’incongruenza tra gli obiettivi militari (che richiedono irruenza) e gli orientamenti politici (che impongono prudenza) spinge il capo dello Stato ucraino a dare sfoggio di equilibrismo interno, ancor prima che esterno. La sostituzione del «patriottico» Khomchak è stata corredata da pubblico ringraziamento e derubricata a normale rotazione ai vertici dell’apparato statale.

Per il presidente è essenziale mostrare unità interna e solidità di governo alla vigilia del forum internazionale Piattaforma Crimea (23 agosto) sulla questione della reintegrazione della penisola eusina. L’ex uomo di spettacolo spera nella partecipazione di una trentina di ospiti tra capi di Stato e di governo. Il grande evento – da lui fortemente voluto – segnerà inevitabilmente la sua carriera politica. Non può permettersi né figuracce mondiali né contestazioni interne.

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