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🇷🇴 Droni romeni

In Romania è stato firmato il Memorandum tra la joint venture britannica U-TacS (Elbit Uk e Thales Uk) e la romena Aerostar per la creazione del consorzio Watchkeeper. L’intesa prevede la costruzione di moderni droni tattici e corrispettive stazioni operative mobili nello stabilimento di Bacău (Moldova romena). Al nuovo cartello partecipa anche l’Istituto nazionale di ricerca aerospaziale della Romania.

Perché conta: Il sistema Watchkeeper X è una derivazione del formidabile Uav israeliano Hermes 450 e sviluppato in conformità agli standard dell’Alleanza Atlantica. Inoltre è già stato ampiamente rodato in Afghanistan. Sarà la Royal Army britannica ad addestrare il personale romeno.

Le due grandi aziende della difesa – l’israeliana Elbit e la francese Thales â€“ scelgono di non concorrere, bensì cooperare per accaparrarsi il promettente mercato romeno dei droni, spingendo al contempo per l’abbassamento del costo unitario dei sofisticati sistemi d’arma. In ballo c’è il monopolio dei velivoli a pilotaggio remoto (Uav) nel Vecchio Continente.

L’iniziativa non ha solo respiro geoeconomico, ma anche spessore geostrategico. Israele vuole contenere l’attivismo della Turchia e impedire che i suoi famigerati Bayraktar Tb2 si impongano come prima scelta delle forze aeree Nato. Serve inoltre a ottenere una via preferenziale per la raccolta e scambio di informazioni con Bucarest sulle attività turche nello spazio balcano-eusino.

È anche un modo per avere accesso privilegiato alle terre rare dei Carpazi. Gli elementi essenziali per la moderna tecnologia militare torneranno nell’immediato futuro a essere estratti su suolo romeno. Avvicinare la produzione ai luoghi d’estrazione comporta l’efficiente accorciamento della filiera. Ma produce pure un ostacolo per le aziende della difesa turche, che vedrebbero indirizzate le limitate materie prime nel mercato interno del paese neolatino.

Dal punto di vista romeno, Bucarest sarà contenta di dotarsi di droni ottimali per il monitoraggio del turbolento Mar Nero. E di suscitare in paesi terzi come il Regno Unito l’idea di trasferire nel bastione meridionale del contenimento della Russia parte della produzione di componentistica per i caccia di quinta (F35) e sesta generazione (Tempest).

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