Nelle ultime settimane Washington ha lanciato una intensa controffensiva diplomatica nell’Europa centro-orientale in materia di energia nucleare. Dopo avere abolito il divieto all’export di tecnologie nucleari a uso civile, gli Stati Uniti stanno ora negoziando e siglando accordi con Polonia, Romania, Ucraina e Bulgaria.

Perché conta: Con proposte di natura prettamente geoeconomica, Washington traccia un solco geostrategico lungo l’istmo della penisola europea. Con queste iniziative non solo punta a estromettere dalla “Nuova Europa” le nazioni rivali (Russia e Cina), ma compatta i paesi della regione sotto il dominio energetico e finanziario a stelle e strisce. Lo scopo non è solo contrapporsi all’influenza energetica russa o resistere alle sirene cinesi, ma anche contenere l’egemonia economica tedesca sul Vecchio Continente.

Mediante la costruzione della prima centrale nucleare polacca si cerca di limitare l’influenza tedesca in vista di un più massiccio trasferimento di truppe e tecnologia militare in Polonia. La decarbonizzazione è solo un nobile pretesto.

Più a sud, si tenta di escludere Pechino da ogni mira di spionaggio sulle centrali nucleari della Romania (Cernavodă) e della Bulgaria (Belene) e di prevenire potenziali incidenti tecnici scientemente indotti.

In Ucraina si punta invece a rimpiazzare i rifornimenti del necessario materiale fissile russo. E questo è forse il principale punto di frizione con Mosca.

Queste iniziative si aggiungono ai progetti infrastrutturali di collegamento ferroviario e autostradale già varati sotto il cappello dell’Iniziativa dei Tre Mari fra i due grandi bastioni geostrategici del blocco occidentale: la Polonia e la Romania. Oltre agli ovvi benefici economici, la costruzione dell’autostrada fra Danzica (Mar Baltico) e Costanza (Mar Nero) ha come sottaciuto obiettivo la possibilità di dispiegare rapidamente truppe e mezzi lungo l’intero fianco est della Nato in caso di guerra convenzionale contro la Russia. Parimenti, gli accordi sul nucleare civile favorirebbero il trasferimento di materiale di doppio impiego (dual use) presso le due basi (Redzikowo e Deveselu) che ospitano i sistemi missilistici strategici Aegis Ashore.

Il Cremlino ha già mangiato la foglia. Non deve stupire che il 10 novembre a Soči Putin abbia iniziato consultazioni con il ministero della Difesa, i dipartimenti federali e gli imprenditori del settore degli armamenti proprio sullo stato della Triade nucleare (terrestre, navale e aerea). Secondo il presidente russo, essa rimane la principale garanzia dell’integrità territoriale russa e, in senso più ampio, della stabilità globale. Ed è per questo che i nuovi missili balistici intercontinentali Sarmat verranno consegnati alle Forze armate russe già a partire dal 2021. Mosca si appresta inoltre a dispiegare in Crimea i missili tattici 9M729 che – in violazione del trattato Inf – è ormai risaputo superare di parecchio i 500 chilometri di gittata.

Una nuova cortina di ferro si sta ridisegnando in Europa. Ma questa volta in modo graduale, sottaciuto e ammantato di progresso ed ecologismo.

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