Mercoledì, per la prima volta dal 2014, rappresentanti di Russia e Ucraina si sono incontrati a Mosca per riprendere i colloqui sul commercio e la cooperazione economica fra i due paesi. La tavola rotonda organizzata dalla Camera di commercio russa e da una delegazione di imprenditori e ingegneri meccanici ucraini è un primo tentativo semi-formale di ripristino parziale della proficua collaborazione economica antecedente alla crisi.

L’iniziativa è certamente apprezzata sia dal presidente russo Vladimir Putin sia dal suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky. Ma per due differenti ragioni: il primo punta a restaurare una certa influenza economica ed energetica sull’intero territorio dell’ex alleato; il secondo è consapevole che i propri successi e l’alto consenso popolare passano necessariamente dalla normalizzazione dei rapporti con Mosca.

L’iniziativa russa mira anche a ridimensionare l’incipiente collaborazione nel commercio e nella difesa (es. balistica) tra Turchia ed Ucraina, offrendo alternative già ampiamente sperimentate in passato. Oltre all’influenza economica, in un futuro molto prossimo, Mosca potrebbe esercitare un soft power sanitario, proponendo i propri vaccini anti-Covid alla popolazione ucraina. Questa mossa non avrebbe solo un importante effetto distensivo tra le due nazioni, ma – nelle speranze moscovite – renderebbe lampante agli occhi ucraini chi siano i veri amici nel momento del bisogno: non le cancellerie occidentali.

Non si può escludere inoltre che la Russia punti a risolvere definitivamente il principale problema che affligge la Crimea fin dai giorni dell’annessione: la crisi idrica. Mosca necessita del ripristino delle forniture idriche da parte ucraina.

Dal canto suo, non potendo garantire le elezioni amministrative del 25 ottobre nelle province del Donbas, il presidente ucraino vuol mitigare le promesse mancate mostrando comunque importanti progressi nelle relazioni con la Russia. Ed evitare future crisi energetiche.

La tendenza di fondo è quella di affermare il fiume Nistru/Dnestr come linea di demarcazione delle sfere di influenza tra Mosca e Washington. Se gli Stati Uniti mugugnano ma lasciano fare in Ucraina, allora la Russia brontolerà ma non farà alcunché in caso di rivoluzione colorata in Repubblica Moldova questo autunno. Entrambe le potenze sono preoccupate da ben altri teatri per potersi permettere nuove frizioni in quella nazione che lo stratega Zbigniew Brzezinski considerava – forse erroneamente – come perno strategico della scacchiera eurasiatica.

I colloqui commerciali tra Russia ed Ucraina sono destinati a ripetersi e ad approfondirsi. Magari senza riflettori puntati.

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