In questi giorni si tengono nel Mar Nero le esercitazioni militari navali Sea Breeze, programmate annualmente da Usa e Ucraina con la partecipazione di altri membri o partner della Nato. Rappresentati nel 2020 dalle Marine di Francia, Romania, Bulgaria, Turchia, Georgia, Francia, Spagna e Norvegia.

Perché conta: Lo scopo di Washington è soddisfare le rimostranze alleate, compattando il fianco sud-orientale della Nato grazie a un poco dispendioso e periodico affacciarsi nel mare occluso. Ma le operazioni navali della Nato hanno sempre infastidito Mosca, che concepisce il Mar Nero come un “lago russo” e le esercitazioni dei rivali come una diretta provocazione. Anche quest’anno il viceministro degli Esteri russo, Alexandr Grushko (già rappresentante permanente alla Nato), è stato chiaro: «Queste azioni non consolidano, bensì indeboliscono la sicurezza regionale».

Per rimarcare le proprie attenzioni allo specchio d’acqua, la Federazione ha attuato contromisure simmetriche. Per Mosca è un esercizio d’eleganza diplomatica. Il 20 luglio il Cremlino ha ordinato la verifica generale del livello di preparazione delle truppe, organizzando nel bacino un’esercitazione aeronavale che simulava la distruzione di gruppi di imbarcazioni avversarie, lo sbarco anfibio e l’attacco con missili da crociera Kalibr. Mentre il sottomarino Kolpino rimarcava le proprie presenza e preparazione con il lancio di svariati siluri. Lo scopo di queste azioni è mostrare al potenziale avversario euro-atlantico ciò che lo attenderebbe in caso di azioni aggressive. Ma non soltanto.

Mercoledì la guardia costiera russa ha bloccato la nave militare bulgara Bodri nella zona economica esclusiva reclamata da Mosca in seguito all’annessione della Crimea. Il gesto non deve essere interpretato solo come un’azione ostruttiva delle esercitazioni Nato, ma anche come un avvertimento a quei paesi rivieraschi che abbiano adocchiato i ricchi giacimenti offshore nel quadrante nord-occidentale del Mar Nero. Il messaggio è rivolto non tanto alla mansueta Romania quanto alla prevaricante Turchia. Ankara ha infatti inviato la nave esplorativa Fatih nel perimetro Tuna-1, situato all’intersezione tra le frontiere marittime di Bulgaria e Romania e le acque territoriali turche. In considerazione degli attuali attriti nell’Egeo (indagini sismiche a sud-est dell’isola greca di Kastellorizo), nessun paese dello spazio eusino crede alla genuinità delle intenzioni di Ankara. Il Cremlino tiene a ricordare a tutti chi è il vero padrone del bacino.

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