Le autorità separatiste di Tiraspol hanno occupato i villaggi di Roghi, Vasilievca e Corjova, nel distretto di Dubăsari, senza informare né la Moldova né la Commissione unificata di controllo che regola il processo di pace. Benché situate sulla sponda sinistra del fiume Nistru/Dnestr, le tre località sono sottoposte alla giurisdizione di Chişinău.

Perché conta: La provocazione transnistriana è solo l’ultima di una serie di azioni unilaterali nella Zona di sicurezza, che si vorrebbe demilitarizzata. Con il pretesto della quarantena, secondo fonti moldave nel periodo tra il 17 marzo e il 1° giugno sono stati installati nell’area ben 37 caselli mobili. Il numero è sovrastimato, quello reale si attesterebbe verosimilmente a 25 postazioni, alcune delle quali in fase di smantellamento. Non si tratta di una occupazione nel senso più allarmante del termine: Tiraspol controllava già Roghi e gran parte di Corjova. Ma l’invio delle milizie rende palese il preteso dominio transnistriano.

Per il governo separatista si tratta in primis di una questione di sicurezza. Il distretto di Dubăsari – in particolare all’altezza della grande ansa – rappresenta l’area più fragile dal punto di vista geostrategico, poiché collega i distretti meridionali (centro politico) a quelli settentrionali (centro industriale) dove risiede anche il grande deposito di munizioni di Kolbasna. Per Tiraspol è dunque vitale consolidarne la presenza militare per impedire una spaccatura della repubblica separatista in due tronconi.

Pur non ammettendolo pubblicamente, per Mosca il fiume Dnestr rappresenta la linea rossa dei propri interessi strategici sulla costa settentrionale del Mar Nero. L’ambasciatore russo in Moldova, Oleg Vasnetsov, è stato piuttosto chiaro in tal senso: «Non ci sono le condizioni per il ritiro del gruppo operativo di truppe russe», circa 1500 soldati schierati nella regione. Il presidente transnistriano Vadim Krasnoselsky lo ha riferito lunedì scorso all’ambasciatore statunitense, Dereck Hogan, in un incontro informale tra i due a Tiraspol. Per l’ex collega di Vladimir Putin, la ripresa dei negoziati di pace con la controparte bessarabica è prematura. E forse superflua.

La sensazione è che le due grandi potenze (Usa e Russia) stiano giocando al gioco delle parti, rafforzando tacitamente le rispettive zone di influenza. Ossia accordandosi sulla nuova cortina di ferro – un po’ più porosa, un po’ più amichevole – lungo il fiume Nistru/Dnestr.

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