La geopolitica è una scienza sociale sorretta da un numero limitatissimo di leggi, spesso oggetto di discussioni. Ve ne è una, però, che in tutta la sua disarmante semplicità mette unanimemente d’accordo la comunità accademica: “il tripolarismo è il più instabile dei sistemi”. Ed è  facile  intuirne empiricamente il motivo: due potenze si uniscono per eliminare la terza. 

Questo basilare principio vale olisticamente sia per il sistema globale sia per i sistemi chiusi. Nel caso specifico dell’Unione europea –  in particolare  dell’Eurozona –  le  due potenze maggiori (Francia e Germania) tendono a cooperare per ottenere la disgregazione delle forze e delle ambizioni del terzo incomodo attore (Italia).  A maggior ragione con il venir meno del  quarto  marginale  contrappeso  (Regno Unito). Non deve dunque stupire l’annosa carenza di successi politici ed economici italiani in un quadro sistemico europeo aprioristicamente svantaggioso per il nostro Paese. 

Indipendentemente dalla cultura politica di provenienza o dall’intensità del proprio europeismo,  in un consesso decisionale comunitario il  rappresentante degli interessi italiani  (premier, ministro o  diplomatico)  non può che sentirsi come Lepido nel triumvirato antico. E ottenere le stesse scarse attenzioni che furono riservate al  debole  aristocratico.  Pur competendo con entrambe le nazioni, l’Italia  non gode né del peso strategico (e nucleare) francese né dell’appeal economico tedesco. 

I risultati di questa emarginazione si vedono drammaticamente  persino (e soprattutto)  durante le fasi più critiche di una crisi pandemica. Mentre Roma scopre di avere ancora amici –  non pochi e non deboli –  in giro per il mondo,  è nel ristretto circolo “tripolare” europeo che deve fronteggiare la desolante assenza di sostegno morale ed economico. Le misure finanziarie adottate nella sera del 9 aprile 2020 dall’Eurogruppo (summit dei 19 ministri delle finanze dell’area Euro) sono piuttosto eloquenti in tal senso. Le richieste italiane sono state tutte disattese e le  proposte penalizzanti per il nostro Paese discusse precedentemente hanno subito ulteriori  gravosità.

 Si è infatti deciso che il  famigerato Meccanismo Europeo di Stabilità (Mes), impropriamente detto “fondo salvastati”, sia uno degli strumenti adeguati per far fronte all’emergenza coronavirus. Lo stato bisognoso di sostegno finanziario potrà ottenere prestiti dall’organizzazione pari al 2% del proprio PIL a patto di sottostare a onerose “condizionalità rafforzate” – Eccl (Enhanced Conditions Credit Line).  Per l’Italia si  tratterebbe  di una soluzione anti-economica e totalmente illogica sul piano politico. Roma otterrebbe in prestito – dunque aggravando il debito sovrano –  l’insufficiente cifra di 35 miliardi di euro dopo averne già versati 14 di quota  partecipativa e contribuito a vari salvataggi nel corso degli anni, per una somma complessiva di circa 58 miliardi di credito.  Richiedere in prestito i propri stessi soldi sotto la supervisione finanziaria di Commissione europea, Bce e Fmi è principalmente una sconfitta politica. L’autonomia fiscale verrebbe meno e diversi precetti costituzionali sarebbero a rischio. 

In caso di attivazione del Mes, la cosiddetta Troika influirebbe per i prossimi anni sulle più dirimenti scelte economiche dell’Italia. E non è da escludere affatto che i componenti del board possano rispondere ad  interessi  economici di cancellerie straniere. Sarebbe anzi un’anomalia storica e geopolitica se così non fosse.  È  basilare intelligence economica. 

L’insistenza con cui la Germania ha accelerato sulla riforma del Mes già nei mesi precedenti alla crisi pandemica dovrebbe insospettire il decisore politico italiano. Due noti istituti di credito tedeschi sono vicini al crack finanziario. Il timore  dunque  è che sotto la supervisione della Troika si proceda indirettamente al loro salvataggio sul modello già collaudato  con  la Grecia.  Inoltre, una serie di privatizzazioni e tagli al bilancio potrebbe favorire la vantaggiosa acquisizione di asset strategici italiani da parte di nazioni concorrenti. 

Uscire dalla “bolla tripolare”  nella quale l’Italia è intrappolata costituisce l’unica mossa geopoliticamente sensata  e lungimirante  per la difesa degli interessi nazionali. Anche se ciò dovesse comportare il doloroso  collasso  dell’area Euro.  Ma il rifiuto ideologico degli ultimi anni di dotarsi di un serio e organico “piano B” potrebbe essere a questo punto  esiziale per le sorti del Paese.  L’incendio si è propagato e l’estintore è scarico. 

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