La Romania è il primo paese dell’Unione Europea a ospitare una riserva strategica di strumentazione medica fornita da Bruxelles mediante il meccanismo di protezione civile “rescEu”. Bucarest comprerà a nome dell’Ue 150 ventilatori polmonari, i quali saranno poi ripartiti verso i paesi che ne avranno bisogno; “beninteso Italia e Spagna” secondo le parole di Ursula von der Leyen.

Perché conta: Bucarest è consapevole di non poter fronteggiare da sola la crisi epidemica (in Bucovina ha già attecchito). Le strutture e le apparecchiature sanitarie sono alquanto lacunose, oltre alla annosa carenza di personale competente. Con questa mossa, che ha il vantaggio ulteriore di proporsi come europeista, il governo cerca di acquisire in via prioritaria i preziosissimi ventilatori: 150 respiratori sono una quantità troppo esigua per essere poi ripartita fra i paesi comunitari bisognosi. Dunque verranno impiegati quasi esclusivamente proprio sul territorio romeno e (forse) moldavo. I paesi europei con una produzione significativa di respiratori sono pochi (Germania, Italia, Francia). Dal punto di vista italiano, sarebbe totalmente illogico rifornire in piena crisi la riserva romena per poi doversi accodare nel richiederne le apparecchiature.

La Romania gioca anche un’altra importante partita politica proprio in Italia. Bucarest ha inviato nel nostro Paese una squadra composta da 11 medici e 6 infermieri per fronteggiare il coronavirus. Spera di ottenere in cambio un aiuto concreto quando in Italia la fase critica sarà superata. I ventilatori italiani in eccesso potranno essere prestati o ceduti ad altre nazioni (per esempio l’Albania), ma una cosa è ormai abbastanza chiara: i beneficiari non verranno selezionati sulla base di criteri economici. La simbolica solidarietà verso l’Italia cela dunque un legittimo interesse socio-economico.

Bucarest teme anche che il virus possa avere effetti deleteri sui processi di internazionalizzazione delle imprese, di cui l’economia locale ha tratto tanto beneficio. La paura è che le aziende italiane, soprattutto quelle piccole e medie, riportino parte della produzione nella Penisola. Mantenere rapporti eccellenti con Roma è dunque cruciale per il paese neolatino.

Dal canto suo, la Commissione Europea deve ripulirsi l’immagine dopo la falsa partenza. Promettere pochi fondi alla Romania per acquisire le apparecchiature ha un duplice effetto: dimostra che l’Ue è attiva nella lotta al virus e incentiva i romeni a non emulare i falchi di Visegrád.