Negli ultimi giorni sul fronte del Donbas sono susseguite una serie di scaramucce tra le forze governative e le milizie separatiste, anche con l’impiego di artiglieria messa al bando dagli accordi di Minsk (mortai da 120 mm e 82 mm). Con il pretesto della “quarantena” le due repubbliche separatiste negano l’accesso ai territori ai funzionari dell’Osce incaricati di monitorare la situazione.

Perché conta: La crisi della pandemia genera anche opportunità di consolidamento strategico. Il caos prodotto dalla diffusione del coronavirus permette una maggiore assertività alle nazioni meno colpite e in cerca di un posto al sole. Non deve dunque stupire che le repubbliche del Donbas stiano cercando di cogliere l’occasione per rafforzare le proprie posizioni sulla linea di contatto. E per cercare riconoscimento. D’altronde sono poche le cancellerie euro-atlantiche disposte a prestare attenzione a quella che è divenuta una questione locale e di second’ordine.

Donetsk sta impedendo alla Missione di monitoraggio dell’Osce di circolare liberamente nei territori che controlla non solo per impedire la diffusione del virus. Un altro motivo, molto logico e lineare, è inibire l’osservazione di importanti rifornimenti da parte della contigua nazione sponsor, la Russia. La paralisi delle strutture politico-militari indirettamente coinvolte nel conflitto ucraino rema a favore dei separatisti perché consolida lo status quo creatosi in questi sei anni.

A Kiev non resta altro che avanzare nuove ed effimere proposte di implementazione del cessate il fuoco. Ma il presidente Volodymyr Zelensky è intimamente preoccupato di evitare la diffusione del virus su tutto il territorio nazionale, che aggraverebbe la già acuta crisi socioeconomica. Inoltre, il capo dello Stato è conscio del fatto che potrebbe ben presto necessitare proprio dell’ausilio sanitario russo per affrontare l’epidemia. Ma il Cremlino, in assenza di irrinunciabili contropartite politiche, potrebbe limitarsi a fornirlo alle attigue repubbliche del Donbas – mediante l’astuto dispiegamento delle stesse truppe РХБЗ viste in azione in Italia – adducendo un’innegabile pretesto umanitario.

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