Con l’astensione delle opposizioni, il parlamento di Bucarest ha dato la fiducia al nuovo esecutivo di Ludovic Orban.

Perché conta: Il precedente governo, guidato da Viorica Dăncilă, è caduto perché falcidiato dagli scandali giudiziari e messo sotto pressione dall’Unione Europea. La vittoria politica è tutta del capo dello Stato, Klaus Iohannis, che può ora presentarsi alle imminenti (10 novembre) elezioni presidenziali con maggior fiducia e forza. Onde evitare vuoti di potere istituzionale, la vicinanza con questa votazione ha reso impossibile programmare quelle legislative.

Da un punto di vista geopolitico, il nuovo esecutivo denota maggiore attenzione alle minoranze etniche e un rafforzamento della classe dirigente “asburgica” ed europeista. La cosa non può che piacere a molte cancellerie del Vecchio Continente. Il premier “magiaro” e il presidente “sassone” dovranno ora operare congiuntamente per scongiurare un probabile taglio dei fondi di coesione comunitari, che rallenterebbe la galoppante economia romena. Entrambi hanno accantonato l’idea di adesione all’euro per conservare la preziosa opzione di future svalutazioni competitive. Vogliono però da Bruxelles risposte chiare sull’ingresso del paese nell’area Schengen.

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