Il partito Servo del popolo del presidente ucraino Vladimir Zelenskij ha vinto ampiamente le elezioni legislative tenutesi domenica 21 luglio. Vittorioso nella quasi totalità dei collegi uninominali sul territorio nazionale, con circa il 43% delle preferenze la formazione dell’ex comico si aggiudica la maggioranza assoluta dei seggi nel parlamento monocamerale.

Perché conta: La mossa di sciogliere l’assemblea e indire elezioni anticipate, che pareva avventata, è risultata vincente. Il neopresidente ha ora i numeri per imporre la propria agenda, evitando estenuanti trattative interpartitiche. L’ex comico ha dimostrato dunque di avere un impeccabile fiuto politico e il carisma necessario per ricomporre uno scenario piuttosto frammentato. Le continue azioni a sorpresa del capo dello Stato non permettono alle forze di opposizione di presentare alternative vincenti. Come alla vigilia delle elezioni (19 luglio), quando Zelenskij ha ritenuto opportuno dimissionare a sorpresa ben 11 ambasciatori ucraini, fra cui quelli in Marocco, Sudafrica e Armenia.

Per il Servo del popolo è fondamentale battere il ferro finché caldo: nelle prossime settimane provvederà certamente a un vasto e capillare spoil system, posizionando persone di fiducia nei ruoli di rilievo. Ed è lecito aspettarsi che i nuovi funzionari non saranno nomi sgraditi al suo principale sostenitore, il ricchissimo oligarca Ihor Kolomoyskyi. Con i numeri e le persone giuste, Zelenskij potrà realmente attuare il proprio programma incentrato su due punti fondamentali: la lotta alla corruzione e la fine della guerra nel Donbas. Ma prima di ogni rischiosa azione avventata verso le repubbliche separatiste, si concentrerà sulla più popolare lotta al malcostume politico e amministrativo. Ovviamente colpendo per primi i rivali del proprio sponsor.