Limes pubblica nella rubrica quotidiana gratuita un mio commento sui negoziati per la formazione di un nuovo governo in Moldova. Link

L’europeista Maia Sandu, ex candidata alla presidenza, ha inaspettatamente teso la mano al suo rivale, il filorusso presidente della Moldova Igor Dodon. Nel tentativo di formare un nuovo governo e superare così lo stallo politico post-elettorale. La mossa del cavallo è tanto sorprendente quanto semplice: al blocco politico della Sandu (Acum) spetterebbe un governo di minoranza, al partito socialista di Dodon andrebbe la cruciale carica di speaker del parlamento. Dodon pare piuttosto ricettivo.
Perché conta: La mossa apparentemente unilaterale di Sandu avviene nella settimana in cui erano contemporaneamente a Chişinău il commissario Ue per la politica di vicinato, Johannes Hahn, il funzionario del dipartimento di Stato Usa per l’Est Europa, Brad Freden, e l’emissario del Cremlino Dmitry Kozak.

Proprio quest’ultimo sembra essere stato determinante per la svolta politica, palesando una volta di più l’efficacia del soft power russo nella regione. In un colpo solo, infatti, Mosca vede rafforzata la presidenza filorussa di Dodon e potrà godere in modo pragmatico di un governo nominalmente europeista. Consegnando la carica di presidente del parlamento alla fidata spalla destra di Dodon, Zinaida Greceanîi, il capo dello Stato moldavo non dovrà più temere le minacce di sospensione delle proprie funzioni per ordine della Corte costituzionale.

Un governo europeista differente, ma non aprioristicamente ostile a Mosca, permetterebbe inoltre di risolvere in modo consensuale un’enorme quantità di problematiche legate alla regione separatista di Transnistria. Putin è infatti alla disperata ricerca di un appoggio esterno in soccorso dell’amico Vadim Krasnoselsky, presidente transnistriano, nell’affrontare l’attesa crisi energetica nella regione. Con la sospensione del transito del gas russo in Ucraina a partire dal primo gennaio 2020, Tiraspol rimarrebbe completamente al gelo, mentre il resto della Moldova godrebbe delle forniture di gas romeno.

Tuttavia, se è vero che l’azzardo di Sandu ha rischiato di spaccare il listone Acum, la probabile futura premier dovrà persuadere i propri elettori unionisti che l’avvicinamento a Dodon non sia in realtà né un tradimento degli ideali europeisti né una scelta anti-romena.