Nel giorno del suo insediamento, il neopresidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato che scioglierà la Verkovna Rada (il parlamento), chiedendo alla stessa di rinunciare all’immunità parlamentare e di modificare la legge elettorale affinché vi sia un maggiore e libero accesso alle liste. Ha inoltre sollecitato le dimissioni del procuratore generale, del ministro della Difesa e del capo del Sbu (l’intelligence).

Perché conta: Zelenski ha bisogno di un ampio sostegno parlamentare, nonché di persone fidate nei punti nevralgici dello Stato, per rafforzare la propria amministrazione e implementare il proprio ambizioso programma politico. Forte del consenso popolare (73%), il nuovo presidente è convinto di poter vincere facilmente alle elezioni anticipate, purché si tengano a stretto giro. Secondo i sondaggi risulterebbe vincente nella quasi totalità del territorio nazionale. Logico dunque che cerchi di cavalcare l’onda finché favorevole.

Lo spoil system è di fatto iniziato. Il ministro della Difesa Stepan Poltorak, in carica dall’ottobre 2014 e massimo responsabile delle operazioni nel Donbas, ha già rassegnato le dimissioni. Questa mossa potrebbe incontrare il favore di Mosca e dà maggiore credito alle dichiarazioni di Zelenski sul desiderio di ricucire con Mosca, arrivando a un vero cessate il fuoco nel Donbas in cambio del rilascio di tutti i prigionieri ucraini. Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha comunque dichiarato che Putin si congratulerà con l’omologo solo quando arriveranno i primi risultati concreti di questa ventilata rappacificazione.

La guerra nel Donbas potrebbe tuttavia non essere la principale preoccupazione di Zelenski. Quest’ultimo deve agire fin da subito per ovviare alla probabile sospensione delle forniture di gas naturale da parte di Gazprom a partire dal 1° gennaio 2020. Nonostante le rassicurazioni e le promesse di aiuto da parte del segretario all’Energia Usa, Rick Perry, il neopresidente teme di dover fronteggiare il malcontento della cittadinanza qualora il prossimo inverno l’Ucraina resti al freddo. In tal caso diverrebbe indispensabile la fedeltà dei potenti servizi di sicurezza (Sbu) per affrontare eventuali sommosse interne.

Ecco dunque che le dimissioni (già rassegnate) di Vasyl Hrytsak, capo dei servizi segreti, sono provvidenziali. Il nuovo presidente sceglierà accuratamente il nuovo direttore tra le persone gradite al proprio principale sponsor: il discusso oligarca Ihor Kolomoyskyi, già finanziatore di gruppi paramilitari ultranazionalisti (Battaglione Azov) e acerrimo nemico dell’industriale “filorusso” Rinat Akhmetov. Proprio Kolomoyskyi, oltre a voler controllare i porti ucraini e il sistema idrico del Sud del paese, potrebbe spingere per lo sviluppo e il potenziamento dei missili tattici Grom-2 con denaro saudita. La cosa potrebbe far piacere a Washington – che infastidirebbe la Russia senza farsi coinvolgere direttamente – ma certamente manderebbe il Cremlino su tutte le furie.

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