Intervistato da Andrea Colandrea, giornalista del Corriere del Ticino. A pagina 4 dell’edizione cartacea del 28 marzo 2019 e online.

«L’Ucraina deve eleggere il suo presidente ma cambiare corso sarà difficile»

Tre i contendenti dati per favoriti: l’uscente Petro Poroshenko, la pasionaria Yulia Timoshenko e il comico Volodymyr Zelenski, davanti nei sondaggi – Intervista a Mirko Mussetti, analista geopolitico di Limes autore del libro «Axeinos! Geopolitica del Mar Nero»


È un fatto che le grandi questioni politico-economiche dell’Est europeo, oggi come ieri, si giochino lungo i confini del Mar Nero, un’area tutt’oggi erroneamente percepita come un’irrilevante appendice del Mar Mediterraneo, ma che di fatto ha una sua importanza strategica centrale per le nazioni con cui confina e per le superpotenze che ne governano le dinamiche dietro le quinte. Un luogo «ricettacolo di potenziali conflitti regionali in ambito diplomatico, commerciale e militare sia per terra che per mare» afferma Mirko Mussetti, analista di Limes, nel suo libro ‘Axeinos! Geopolitica del Mar Nero’. Il pamphlet, cento pagine, fornisce un solido retroterra informativo su alcune delle realtà territoriali oggigiorno più sollecitate a livello politico-diplomatico e anche dal punto di vista conflittuale. Lo abbiamo intervistato in vista delle elezioni presidenziali ucraine.

Domenica gli ucraini devono eleggere il loro nuovo presidente. Qual è la posta in gioco?

«La vera posta in gioco è la conferma o meno del nuovo posizionamento geopolitico di Kiev in veste atlantista e, in misura minore, europeista. Queste elezioni non permettono una reale consultazione popolare sull’orientamento internazionale della nazione. L’Ucraina è oggi oggetto di contesa tra Stati Uniti e Russia, che nell’Est del Paese si confrontano mediante quella che in gergo si chiama ‘guerra per procura’ (proxy war). È bene precisare che le elezioni che si terranno domenica sono falsate alla base: non solo nelle regioni separatiste dell’Est i seggi elettorali resteranno chiusi, ma non sarà permesso votare nemmeno nelle sezioni estere della Federazione Russa, le quali verranno rilocate in Georgia, Kazakistan e Finlandia. La base elettorale russa è stata menomata. La presidenza per i prossimi cinque anni sarà contesa da un ‘comandante in capo contro la Russia’ (Petro Poroshenko), una ‘pasionaria della rivoluzione arancione’ (Yulya Timoshenko) e un mediatico ‘Servitore del Popolo’ (Volodymyr Zelenski), dal titolo della fiction che lo ha reso celebre. Quest’ultimo è un personaggio pop, tanto da risultare primo nei sondaggi con un lusinghiero 20%, ma non è affatto detto che sia popolare anche nelle eventuali future politiche. Basti solo pensare ai legami con l’oligarca Ihor Kolomoyskyi, già finanziatore di gruppi ultra-nazionalisti ucraini. Nella campagna elettorale il tema centrale è stata la lotta alla corruzione, ma è lecito pensare che qualunque siano gli esiti delle urne, poco cambierà nel Paese».

Nel cuore dell’Europa sono in corso due guerre: una reale, nel Donbass, di cui non si vede la fine. Un’altra è una nuova guerra fredda, strisciante, che ne sta alla radice: quella tra Stati Uniti e Russia, nella quale l’UE ha un ruolo decisamente marginale.

«In Ucraina la guerra per procura tra Stati Uniti e Russia è pluridimensionale: uccide su terra (Donbass) e provoca su mare (Kerch). Corrompe la politica e ricatta con l’energia; soffoca l’economia con le sanzioni e manipola le menti con la propaganda. Una guerra ibrida a tutto tondo. Temo purtroppo che né l’Europa occidentale in generale né l’UE nello specifico possano far molto per arrivare ad una soluzione della crisi di sistema tra le due grandi potenze».

Nell’Est Europa vi sono realtà territoriali che non hanno un loro riconoscimento internazionale: il Donbass orientale stesso, la Transnisitria e, ancora più a Est, il Nagorno Karabak e l’Abcasia. Sono territori dimenticati dall’Occidente. Perché?

«Le realtà territoriali menzionate hanno un peso insignificante in termini economici, oltre ad essere poco rilevanti demograficamente, storicamente e socio-culturalmente per le ‘madrepatrie’. Rivestono però un ruolo fondamentale in termini geostrategici. Gli aspetti militari sono intrinsecamente connessi all’esistenza stessa di queste repubbliche separatiste. Esse infatti, oltre a ricoprire il ruolo di cuscinetto tra blocchi economici distinti ed influenzare le politiche regionali, permettono di tenere a distanza le strutture politico-militari occidentali dal cuore della potenza russa».