Commento su Il Mondo Oggi del 25 marzo 2019. Link


Invitata a Washington alla conferenza del gruppo lobbistico statunitense Aipac (American Israel Public Affairs Committee), la premier romena Viorica Dăncilă ha dichiarato che Bucarest trasferirà la propria ambasciata di Tel Aviv a Gerusalemme, “capitale di Israele”.

Perché conta: L’annuncio ha generato sentimenti di soddisfazione a Washington, sgomento a Bruxelles, divisioni a Bucarest, sdegno in Medio Oriente e, naturalmente, gratitudine alla Knesset.

La Romania ha fatto di atlantismo ed europeismo le proprie stelle guida, fin qui sempre affiancate e allineate l’una all’altra. La politica estera di Bucarest da decenni si muove su questo solco. Ora, con questa decisione unilaterale, l’esecutivo chiarisce che, se messa alle strette, la Romania sceglierà sempre Washington. Peraltro in un periodo in cui il paese è sotto i riflettori europei in occasione del semestre di presidenza dell’Ue.

Trattata spesso come “paese di serie B” dai partner continentali, la Romania è alla ricerca di solidi appoggi tra i paesi occidentali non Ue in grado di garantire massicci investimenti industriali, soprattutto nel campo della difesa. Il budget allocato per il 2019 è infatti dieci volte superiore a quello del 2018 e coinvolge anche importanti aziende italiane in investimenti greenfield (vedi Beretta a Popleni).

La tempistica dell’annuncio non è casuale: sono i giorni della visita di Benjamin Netanyahu negli Usa, è appena arrivato da Donald Trump il riconoscimento del Golan come territorio israeliano e lo Stato ebraico sarebbe pronto a fare consistenti investimenti in Romania proprio nel settore della sicurezza e della guerra cibernetica, con importante travaso di know how. La collera dei paesi arabi (il re di Giordania ha annullato la visita in Romania) non impatta davvero sull’economia, nemmeno in tema di idrocarburi. Invece, la gratitudine israeliana e americana è molto promettente.