Mio commento per la rubrica quotidiana Il Mondo Oggi, 7 dicembre 2018. Link


Le decisioni adottate in settimana dal parlamento ucraino non favoriscono la distensione fra Kiev e Mosca dopo la crisi navale del Mar d’Azov.

L’assemblea ha accolto a larga maggioranza (277 voti su 226 necessari) la richiesta presidenziale di denunciare il trattato di amicizia con la Russia (con decorrenza dal 1° aprile 2019), sancendo la definitiva rottura in materia di partenariato strategico, di riconoscimento dell’altrui integrità territoriale, di rispetto dei diritti delle minoranze linguistiche, di risoluzione pacifica dei disaccordi e di cooperazione in svariate materie sensibili (comprese quelle militari). Il patto era già venuto meno nella sostanza, soprattutto per responsabilità russa, ma ricucire diviene ora molto più complesso.

Non solo: è passata quasi inosservata l’approvazione (244 voti a favore) di una legge che potrebbe causare future scaramucce nel Mar Nero e nel Mar d’Azov. La norma permette alle navi militari di fare fuoco senza alcun avvertimento su tutte le imbarcazioni che cerchino di violare le acque territoriali ucraine e la zona contigua (24 miglia nautiche dalla costa), aumentando così la discrezionalità dei comandanti ucraini nelle acque crimeane, che Kiev non riconosce come russe. Inoltre, venendo meno la prassi dell’avvertimento, le imbarcazioni russe potrebbero essere spinte ad agire preventivamente per evitare il “primo colpo”.

Aumenta inoltre la tensione fra Stati Uniti e Russia. Il Pentagono pianifica di inviare una nave nel Mar Nero, conduce un sorvolo “straordinario” del Mar d’Azov con i propri velivoli e potrebbe aumentare il sostegno bellico all’Esercito ucraino. Mosca teme però una guerra economica senza quartiere più dell’invio di vascelli Nato nei propri mari. Le navi nemiche, per quanto avanzate, si possono affrontare. Mentre una misura come la disconnessione della Russia dal sistema di pagamento Swift, minacciata dall’inviato speciale Usa per l’Ucraina Kurt Volker, sarebbe un colpo difficile da incassare. E manderebbe un messaggio molto chiaro a cancellerie come quella italiana, favorevole alla rimozione delle sanzioni.

Si tratta comunque di scenari estremi. Nelle prossime settimane assisteremo probabilmente a un’intensa operazione di mediazione per liberare i marinai ucraini catturati il 25 novembre e assicurare a Kiev gas per un altro inverno, in cambio della non emarginazione della Russia dai circuiti bancari. Una mossa che Washington non vorrebbe intraprendere, anche per non spingere ulteriormente Mosca verso la Cina.