Mio commento su Il Mondo Oggi, 13 novembre 2018. Link

Sotto la supervisione dei miliziani separatisti, si sono tenute l’11 novembre nel Donbas le elezioni dei presidenti e deputati delle repubbliche popolari di Donetsk (Dnr) e Luhansk (Lnr), previste dall’autoimposto sistema costituzionale ogni quattro anni.

Gli esiti elettorali non hanno riservato grandi sorprese e i presidenti ad interim, Denis Pushilin e Leonid Pasechnik, sono stati ampiamente riconfermati.

L’alta affluenza (oltre l’80% nella Dnr e 77% nella Lnr) può essere considerata un’eloquente risposta ai frequenti tentativi di Kiev di assassinare i leader locali, l’ultimo dei quali letale per l’“eroe” Alexandr Zakharchenko. Per lenire i timori della popolazione e incentivarne la partecipazione, le autorità hanno fatto ampio uso di doni poco più che simbolici quali ricariche telefoniche e biglietti della lotteria.

Considerata illegale dall’Occidente, la tornata elettorale consolida lo status quo e ringalluzzisce le forze separatiste dopo un fase piuttosto delicata segnata da lotte interne di potere. L’invettiva del presidente ucraino Petro Poroshenko sulla “minaccia delle mitragliatrici russe in territorio occupato”, a margine della contemporanea cerimonia di Parigi per il centenario della prima guerra mondiale, non scongiura la fine ingloriosa degli accordi di Minsk del 2015.

Se il presidente francese Macron e la cancelliera tedesca Merkel fanno orecchie da mercante e l’evanescente condanna di Bruxelles resta inascoltata, all’indomani delle elezioni si consuma la schermaglia diplomatica per procura tra i reali contendenti, Washington e Mosca. Al comunicato della Nato, che disconosce la legittimità delle elezioni e sollecita la Federazione Russa a “interrompere ogni sostegno ai gruppi militari” delle regioni separatiste ucraine, si contrappongono la composta soddisfazione del presidente russo Putin e le congratulazioni del suo consigliere Vladislav Surkov a Pushilin e Pasechnik.

Mentre a Parigi i portabandiera dei membri del formato di Normandia cercano di adombrare i propri fallimenti con pompose cerimonie, nel Donbas si può stappare lo spumante – non champagne.