Tratto da Il Mondo Oggi, 2 ottobre 2018. Link


Kiev intende realizzare una nuova base navale a Berdyansk nel Mar d’Azov, strategico braccio nordorientale del Mar Nero nel quadro del conflitto russo-ucraino fra Crimea e Donbas.

L’annuncio in tal senso è arrivato sui social network da parte del presidente ucraino Petro Porošenko in occasione dell’incolume approdo di due navi della guardia costiera nel porto di Mariupol. Le due imbarcazioni (nave da ricerca e soccorso A500 Donbas e rimorchiatore A830 Korets), scortate da piccole unità con artiglieria (P177 Kremenchuk e P178 Lubny), sono state le prime a transitare sotto il nuovo ponte di Kerch realizzato da Mosca per collegare la Russia continentale alla Crimea.

La conferma è arrivata dal capo di Stato Maggiore dell’Esercito ucraino Viktor Muzhenko, secondo cui la nuova base si rende necessaria a causa dell’accresciuta presenza militare russa lungo la frontiera ucraina e dell’intensificato controllo marittimo operato dal Cremlino, che impedisce il fluido transito di decine di navi commerciali ucraine verso il piccolo mare chiuso.

Secondo gli alti ufficiali di Kiev, la nuova base permetterebbe adeguate e immediate reazioni in caso di provocazioni militari. Dello stesso parere sembrano essere gli Stati Uniti, che tramite il rappresentante speciale Kurt Volker hanno annunciato la vendita di due unità classe Island per il pattugliamento costiero, immediatamente trasferibili nel Mar d’Azov. Essendo inopportuna la costituzione di una grande flotta nel piccolo bacino, Washington approva l’idea di allestire una flottiglia “zanzara” con funzioni di emblematica dissuasione ed eventuale sabotaggio.

Il rischio è però quello di indurre la Russia ad accelerare la militarizzazione del quadrante nord-est del Mar Nero per neutralizzare sul nascere ogni iniziativa ucraina ed occidentale. Eventuali disturbi dei traffici mercantili o danni alle infrastrutture logistiche in Crimea non verrebbero tollerati dal Cremlino. In caso di azioni militari contro le proprie unità, Mosca non si presterebbe più alla messinscena della “guerra civile” ucraina – in realtà è una guerra per procura – e disporrebbe di un casus belli per l’intervento diretto.

La del tutto simbolica notifica da parte del ministro degli Esteri ucraino Pavlo Klimkin di non rinnovo del trattato d’amicizia e cooperazione tra Kiev e Mosca, in scadenza il 1° aprile 2019, non stempera di certo gli animi.