Limes pubblica nella rassegna geopolitica quotidiana IL MONDO OGGI un mio commento sulle dichiarazioni di Unione con la Romania sottoscritte da 22 comuni moldavi. Il numero è destinato ad aumentare. Link

In Moldova 22 comuni hanno firmato una simbolica dichiarazione di unione con la Romania.

In poche settimane la campagna unionista ha ottenuto risultati eccellenti e forse insperati. Oltre alle dichiarazioni ricalcanti anche graficamente e storicamente l’atto votato dallo Sfatul Ţării (Consiglio) dell’effimera Repubblica Democratica Moldava (Rdm) nel 1918, sono parecchi i municipi che stanno gemellandosi con comuni romeni. Persino il capoluogo dell’unità territoriale autonoma di Gagauzia si è appena legato culturalmente ed economicamente a Turda, cittadina transilvana, mettendo in seria apprensione il bașcan (governatore) Irina Vlah, la quale ha immediatamente convocato per il 24 febbraio l’Adunata Popolare, la società civile, i sindaci, i consiglieri e i veterani dell’Autonomia. La politica filorussa e antiromena chiederà perché gli organi di diritto non stiano reagendo alla crescente onda unionista “antistatuale” e perché le autorità centrali non sfatino il mito della minaccia russa. Il bașcan teme la realizzazione dei progetti di Unirea con la Romania e il conseguente deterioramento dei rapporti tra Mosca e Comrat. Curiosamente, il cognome Vlah significa “Valacco” (Romeno) negli antichi dialetti germanici e slavi.

Il presidente filorusso Dodon – irritatissimo poiché tra i firmatari delle dichiarazioni compaiono anche membri del Partito socialista di cui è leader – considera le iniziative unioniste come violazioni dei principi costituzionali e serie minacce alla sovranità e integrità territoriale della Repubblica Moldova, che “potrebbero degenerare in una guerra civile”. Il debole capo di Stato ha addirittura chiesto la convocazione del Consiglio supremo di sicurezza affinché si prendano esemplari contromisure per arginare il fenomeno.

Dodon sta inoltre organizzando controfesteggiamenti per celebrare il centenario della Rdm – mistificandone il ruolo transitorio che ebbe nella storia – e finanziando le riprese di un docufilm sull’origine ancestrale del popolo moldavo che neghi la comunanza culturale con la nazione romena.

Mentre si stanno svolgendo le esercitazioni “Platinum Eagle 18.1” (11-17 febbraio) tra Moldova, Romania, Bulgaria, Ucraina, Georgia e Stati Uniti a Babadag nei pressi del delta del Danubio, il presidente moldavista condanna l’idea di creare un battaglione misto moldo-romeno, frutto dell’intenso dialogo tra i ministri della Difesa delle due nazioni sorelle. Nel frattempo la Camera romena sta discutendo l’adozione di una dichiarazione politica dal titolo perentorio – “La RiUnione dei due stati romeni è inevitabile” – e invita i sindaci moldavi dei comuni unionisti a visitare il parlamento di Bucarest.

Il presidente transnistriano Vadim Krasnoselsky, dal canto suo, mostra una totale indifferenza per le sorti moldave: l’Unirea con la Romania sarebbe solo una faccenda interna ad altri Stati, che non tange le aspirazioni di riconoscimento internazionale di Tiraspol e il conseguente ingresso nella Federazione Russa.