Limes pubblica nella rassegna geopolitica quotidiana IL MONDO OGGI un mio commento sulle dimissioni del premier Tudose e sulla conseguente crisi di governo in Romania. Link

A seguito delle dimissioni del premier romeno Mihai Tudose di ieri, il presidente Klaus Iohannis ha nominato oggi il ministro della Difesa Mihai Fifor come premier ad interim. Il suo mandato potrebbe durare fino a 45 giorni. Il capo dello Stato ha espresso tutto il proprio rammarico e la preoccupazione per il fatto che si assiste alla caduta del secondo governo a guida socialdemocratica a solo un anno dalle elezioni politiche. Al fine di ridurre al minimo l’incertezza politica venutasi a creare e per ovviare a eventuali gravi ripercussioni sulla galoppante economia romena, Iohannis ha auspicato una procedura lampo per la nomina del nuovo governo. Già per domani sono state convocate le consultazioni con le varie formazioni politiche.

Tudose si è dimesso in seguito al ritiro dell’appoggio politico da parte del proprio stesso partito. La regia di questa cruciale decisione va attribuita indubbiamente al leader del partito socialdemocratico (Psd) Liviu Dragnea, che ha preferito difendere il ministro degli Interni Carmen Dan – accusata di aver taciuto su due esecrabilissimi casi di pedofilia (minori di 5 e 9 anni) da parte del capo della polizia – piuttosto che sostenere l’insistita richiesta del collega Tudose di dimettere Dan. In un sussulto di dignità, l’ormai ex braccio destro Tudose ha lasciato dicendo: “Me ne vado a testa alta”. Chapeau!
Questo è solo l’ennesimo grave scandalo che coinvolge il Psd. Lo stesso Dragnea non può ricoprire alcuna carica di governo a causa di una condanna di due anni con sospensione per truffa elettorale. Il capo dello Stato – irritato per la pessima figura fatta in occasione dell’importante visita del premier giapponese Shinzo Abe di oggi – e la direttrice della Direzione Nazionale Anticorruzione, Laura Codruța Kövesi, sono vigili più che mai.
La crisi di governo non muta l’orientamento geopolitico della Romania, paragonato in un precedente articolo a un fluido che scorre fra tre grandi contenitori: l’atlantismo (relativo all’ambito della geostrategia), l’europeismo (relativo alla geoeconomia) e l’unionismo (relativo alla geopolitica identitaria o geocultura).
L’atlantismo – ossia il concetto strategico volto a sostenere gli scopi dell’Alleanza atlantica – è la stella polare della politica estera di Bucarest, che vede nello strumento militare della Nato la garanzia di un futuro di pace e una taumaturgica rassicurazione contro il classico spauracchio russo. L’europeismo è la disposizione politica che ambisce alla progressiva unità degli interessi economici e spirituali dei vari paesi del continente: integrandosi e armonizzando il proprio ordinamento a quello dei partner occidentali, la Romania spera di ricavare consistenti rendite materiali e un solido sostegno alla propria crescita. Infine, l’unionismo è l’aspirazione della nazione a completare la propria unità territoriale tramite l’assorbimento della Moldova, considerata frutto di incidenti storici lesivi della singolarità del popolo romeno.