Limes pubblica nella rassegna geopolitica quotidiana IL MONDO OGGI un mio commento sulla sospensione dei poteri del presidente moldavo Igor Dodon. Link

Per la terza volta in poche settimane, la Corte costituzionale ha sospeso temporaneamente i poteri del presidente Igor Dodon a causa del suo ripetuto rifiuto di promulgare la legge anti-propaganda votata per ben due volte dal parlamento, disattendendo palesemente le disposizioni dell’art. 93 della Costituzione. Il presidente del parlamento Andrian Candu svolgerà il ruolo di presidente ad interim fino alla firma e all’adozione della nuova legge.
Se la Corte è giunta a tanto è per il semplice motivo che l’esecutivo deve essere in grado di poter governare e il parlamento legiferare.
Su un noto social-network, Dodon ha affermato che questa legge “mina i principi democratici” instaurando un regime di censura; da mesi sostiene che si tratti di fatto di una norma apertamente russofoba che deteriorerà ulteriormente i rapporti con Mosca.
La guerra tra governo europeista e presidenza filorussa è senza quartiere fin dall’elezione di Dodon. Le elezioni politiche si avvicinano e il capo dello Stato cerca di rendere il governo inoperativo, mentre l’esecutivo non perde occasione di metterlo in imbarazzo. Tuttavia, l’attivazione delle procedure di impeachment (o la sua rimozione coatta) rimane al momento solo un’ipotesi. In Moldova i poteri del presidente sono poco più che rappresentativi e qualora si rifiutasse anche in futuro di firmare leggi o nominare nuove cariche, la Corte può sempre intervenire per aggirare il problema.
Intanto Candu si appresta a firmare i decreti per la nomina di sei nuovi ministri – Dodon firmò per le dimissioni di svariati membri del governo, salvo poi rifiutarsi di nominarne di nuovi – esercitando le funzioni presidenziali attribuitegli in occasione della seconda sospensione della massima carica statale.
Riferendosi al partito di maggioranza di Vlad Plahotniuc, Dodon ha minacciato pubblicamente gli esponenti democratici, i quali a sua detta “avranno da soffrire, nel lungo periodo, anche a causa delle geopolitiche aggressive che essi promuovono”. Ha invitato inoltre i cittadini a mobilitarsi contro le forze “eurounioniste”. Il capo del comitato per i rapporti con i paesi Csi della Duma russa, Leonid Kalashnikov, sostiene che Dodon possa reagire alle decisioni della Corte solo mediante l’organizzazione di proteste di massa dei suoi sostenitori. Dunque è lecito attendersi frequenti tensioni sociali nei mesi che condurranno alle elezioni parlamentari di novembre.