Limes pubblica nella rassegna geopolitica quotidiana IL MONDO OGGI un mio commento sulla crisi diplomatica tra la Repubblica Moldova e la Federazione Russa. Link

Il ministero degli Affari Esteri moldavo ha richiamato a Chişinău a tempo indeterminato il proprio ambasciatore in Russia Andrei Neguţă. Il motivo dichiarato concerne le ripetute “molestie e intimidazioni da parte delle autorità della Federazione Russa agli ufficiali e politici moldavi in territorio russo”, anche se evidenti casi concreti non sono stati resi pubblici.

L’esecutivo dichiara l’intenzione di esplorare vie per superare la tensione e evitare di compromettere le relazioni amichevoli tra i due popoli. Eppure il richiamo in patria del proprio plenipotenziario costituisce di per sé un gesto pubblico grave ed eclatante: sottolinea l’esistenza di contenziosi non ricomponibili. Ora bisogna vedere se anche il Cremlino opterà per il rientro del proprio ambasciatore in Moldova.

La grave situazione denunciata dal governo moldavo va avanti da parecchi mesi, ma ha iniziato a surriscaldarsi a inizio di questo mese da quando il Comitato d’inchiesta russo ha dato il via a un’azione penale nei confronti del leader del Partito democratico (Pd) Vlad Plahotniuc con l’accusa di tentato omicidio del banchiere russo German Gorbuntov. Sulla testa dell’oligarca moldavo – vero uomo forte della piccola e debole repubblica – pende attualmente un mandato d’arresto. Naturalmente, il Pd – principale partito di governo – respinge tutte le accuse.

Dal canto suo, il presidente filorusso Igor Dodon ha bollato sui social network come “rivoltante” la decisione dell’esecutivo, sostenendo che si tratta di un’ennesima provocazione del governo europeista volta a minare il “partenariato strategico” tra Moldova e Russia. Lamenta inoltre il fatto che tale gesto sia stato attuato scientemente alla vigilia della sua visita personale a Mosca, su invito dell’omologo Vladimir Putin, nel tentativo di causarne l’annullamento.

Per il momento le alte cariche moscovite danno ragione a Dodon, dichiarando diplomaticamente che certe azioni sono generate dallo scontro politico in atto a Chişinău tra gli europeisti al governo e la presidenza filorussa, riconoscendo nell’ambasciatore Neguţă un marcato orientamento favorevole verso Mosca. Secondo il presidente del Comitato per le relazioni con i paesi Csi Leonid Kalašnikov si tratta di “tentativi per ridurre l’influenza di Dodon sulle decisioni politiche prima delle elezioni (novembre 2018)” coordinati proprio dall’eminenza grigia Plahotniuc. Anche secondo il capo della Commissione per gli affari esteri della Duma Konstantin Kasačev si tratterebbe di una azione “illogica e inaspettata” le cui motivazioni devono essere ricercate nei dissensi interni alla politica moldava e non nelle relazioni bilaterali tra i due paesi.

La Russia certamente risponderà in modo quanto più simmetrico possibile, ma è lecito aspettarsi che ciò non accada prima dell’incontro a porte chiuse tra Dodon e Putin il 26 dicembre. La settima visita in meno di un anno.