Il trattato di amicizia, buon vicinato e cooperazione tra Bulgaria e Macedonia/Fyrom chiude una disputa pluridecennale tra i due Stati, che rinunciano a recriminazioni territoriali reciproche e si impegnano a studiare una soluzione condivisa a varie questioni, tra cui quella dei testi scolastici. Non sono state ricomposte tutte le divisioni culturali e politiche (per Sofia il macedone non è una lingua ma un dialetto bulgaro), ma l’accordo è un enorme passo avanti nel cammino di Skopje verso l’Unione Europea e la Nato.

Limes pubblica nella rassegna geopolitica quotidiana IL MONDO OGGI un mio commento sul trattato di amicizia tra Macedonia e Bulgaria. Link 

Il trattato di amicizia, buon vicinato e cooperazione tra Bulgaria e Macedonia/Fyrom chiude una disputa pluridecennale tra i due Stati, che rinunciano a recriminazioni territoriali reciproche e si impegnano a studiare una soluzione condivisa a varie questioni, tra cui quella dei testi scolastici. Non sono state ricomposte tutte le divisioni culturali e politiche (per Sofia il macedone non è una lingua ma un dialetto bulgaro), ma l’accordo è un enorme passo avanti nel cammino di Skopje verso l’Unione Europea e la Nato.

Commenta Mirko Mussetti:

Oltre all’aumentata cooperazione in materia di commercio, trasporti e dogane, il trattato prevede il sostegno bulgaro alle aspirazioni macedoni di integrazione nelle strutture politiche occidentali (Ue e Nato), riconosce gli attuali confini e la rispettiva integrità territoriale, istituisce una commissione unificata con l’obiettivo di risolvere le dispute sul corretto insegnamento della Storia comune e afferma il diritto dei contraenti alla protezione della propria minoranza etnica nel paese vicino.
Ovviamente senza interferire negli affari interni altrui e scongiurando ogni forma di irredentismo, soprattutto macedone.

Mentre la realizzazione della linea ferroviaria tra le due capitali segnerà in modo tangibile il nuovo corso, l’imminente presidenza bulgara del Consiglio europeo (gennaio 2018) paleserà la portata conciliante dell’intesa. Il premier Borissov ha affermato con orgoglio che “persino nei Balcani i problemi possono essere risolti mediante accordi in assenza di intermediazione straniera”.

Una certa soddisfazione è palpabile sia Bruxelles sia a Washington.

Di recente Skopje ha addirittura chiesto ad Atene, storica rivale, di non osteggiare con il veto l’eventuale ingresso della Macedonia nella Nato e nell’Ue. In tutta risposta, il ministro degli esteri greco Nikos Kotsias ha affermato che “la Grecia sosterrà l’integrazione una volta che sarà risolta la disputa del nome; possiamo lavorare insieme per giungere ad una soluzione di compromesso”.

Da 26 anni la Grecia chiede che venga adottato ‘Nuova Macedonia’ o ‘Fyrom – Former Yugoslav Republic of Macedonia’ come denominazione ufficiale dello Stato macedone, onde evitare confusioni/pretese sull’omonima regione greca. A differenza del’ex primo ministro nazionalista Nikola Gruevski, l’attuale premier Zaev pare disposto al compromesso sul nome pur di condurre il paese fuori dallo sfiancante isolamento e azzerare la sopravvalutata influenza russa nella regione.

Sulla stessa lunghezza d’onda il ministro degli esteri Nikola Dimitrov, che afferma: “i Balcani non sono un posto tranquillo; accettando la Macedonia, la Nato otterrebbe un effetto stabilizzante sulla regione”.
Purché non si pronunci Fyrom “come se si trattasse dell’Impero Klingon della serie televisiva Star Trek”.

 

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Carta di Laura Canali (cr. www.limesonline.com)