Chișinău accusa i diplomatici di Mosca già espulsi dal paese di reclutare combattenti per il Donbas. Il Cremlino potrebbe puntare sulla Gagauzia per contrastare la minoranza antirussa dei tatari.

Chișinău accusa i diplomatici di Mosca già espulsi dal paese di reclutare combattenti per il Donbas. Il Cremlino potrebbe puntare sulla Gagauzia per contrastare la minoranza antirussa dei tatari.

Il 29 maggio il governo della Repubblica Moldova ha espulso cinque diplomatici russi di stanza a Chișinău con la pesante accusa di spionaggio e reclutamento di combattenti per rinfoltire le milizie separatiste del Donbass. A renderlo noto è l’agenzia di stampa britannica Reuters, citando fonti governative e diplomatiche anonime. […]

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I gagauzi sono una minoranza etnica turcofona, la cui fede cristiano-ortodossa e i rapporti storici con la Russia sono di gran lunga più consolidati rispetto ai legami etnico-linguistici che legano la piccola comunità alla Turchia.
Soprattutto in considerazione del crescente islamismo propugnato dalle politiche neo-ottomane di Erdoğan. La retorica di tutte le forze partitiche locali è prettamente anti-unionista e anti-europeista. A partire dal bașcan (governatore) Irina Vlah, che ben si intende con il presidente moldavo e anti-romeno Igor Dodon.
A dire il vero la comunità gagauza è piuttosto mansueta e storicamente ha fatto del pacifismo un proprio tratto identitario.
D’accordo dunque che nelle guerre per procura si tenda a reclutare qualsiasi volontario bisognoso di un reddito al quale non potrebbe altrimenti aspirare nel misero substrato socio-economico natio, ma il tutto lascia comunque increduli e perplessi gli analisti che si occupano della regione.
A meno che le intenzioni russe non siano quelle di creare un gruppo speciale per contrastare la battagliera minoranza tatara (anch’essa turcofona, ma antirussa) in forme di guerra ibrida sempre più particolareggiate. Difficili da concepire e ancor di più da realizzare.