Limes pubblica nella rassegna geopolitica quotidiana IL MONDO OGGI un mio commento sulla vittoria di Vadim Krasnoselsky alle elezioni presidenziali transnistriane. Link


L’11 dicembre si sono tenute in Transnistria le elezioni presidenziali, la cui campagna elettorale ha visto i principali candidati fronteggiarsi aspramente anche con pesanti accuse reciproche.
Come prevedibile, l’attuale presidente del Soviet Supremo Vadim Krasnoselsky vince al primo turno con il 62% dei voti, surclassando il presidente uscente Yevgeny Shevchuk (28%).

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IL MONDO OGGI, 12/12/2016. Carta di Laura Canali (cr. www.limesonline.com)

La Transnistria è una repubblica presidenziale che assegna al capo dello Stato larghissimi poteri. Krasnoselsky potrà contare sull’ampio appoggio della propria fazione politica (Obnovlenie) che già controlla più di due terzi del Soviet in seguito alle elezioni parlamentari dello scorso anno. Potrà dunque contare sulla rapida approvazione dei decreti presidenziali e della forte collaborazione instaurata con il partito Russia Unita del presidente russo Vladimir Putin.
Shevchuk nell’ultimo anno ha ricoperto il ruolo di “anatra zoppa”: è stato costretto dalla delicata congiuntura storica a promuovere politiche socio-economiche tremendamente impopolari, scontrandosi spesso con l’assemblea parlamentare. Il taglio alle pensioni e agli stipendi dei dipendenti pubblici ha causato il tracrollo dei consensi. Inoltre si è scontrato spesso con la principale holding del paese (Sheriff, che appoggia apertamente Obnovlenie) in merito di tasse.
Per rasserenare il clima, nell’ultimo anno Mosca ha provato a favorire il processo di successione mediante elezioni anticipate, offrendo a Shevchuk cariche amministrative in Crimea. Confidando di replicare il successo di cinque anni fa – quando da outsider sconfisse il candidato appoggiato dal Cremlino e allora “padre padrone” dello Stato Igor Smirnov – il presidente uscente ha declinato l’offerta.
Krasnoselsky eredita una situazione pessima: l’export è crollato, le riserve valutarie sono esaurite, il blocco commerciale attivato da Ucraina e Moldova si estende a nuovi prodotti tra cui i carburanti. Liberandosi di Shevchuk, considerato “troppo debole e succube delle donne del proprio esecutivo” (ha avuto un figlio dall’ex ministra degli Esteri), Mosca può ora contare su un presidente perfettamente allineato al Cremlino ed eventualmente sulle sue competenze militari (specialmente in ambito missilistico).
Il neopresidente ha dichiarato che non vede l’ora di poter discutere approfonditamente con il nuovo capo di Stato moldavo Igor Dodon per appianare le divergenze in merito al “conflitto congelato”. Sa benissimo però che i poteri del proprio omologo sono assai limitati e che il parlamento di Chisinau è ancora in mano ai partiti europeisti e atlantisti. Tra i progetti futuri di Krasnoselsky non v’è la reintegrazione della Moldova: ha già rigettato la proposta di creare una federazione (con ampia autonomia di Tiraspol) avanzata da Dodon.
Krasnoselsky ha già annunciato che il primo viaggio istituzionale sarà a Mosca – d’altronde la libera circolazione nei paesi dell’Unione Europea gli è interdetta da Bruxelles. In Russia avrà modo di discutere il consolidamento del vettore euroasiatico e l’ottenimento del riconoscimento della piena indipendenza della Transnistria. L’obiettivo ultimo è sempre quello: l’adesione alla Federazione Russa.