Bucarest lamenta la centralità data dalla Nato a Polonia e paesi baltici e reclama una maggior presenza dell’Alleanza Atlantica entro i suoi confini. Il nodo della Moldova. La controstrategia russa in Transnistria. Cosa può cambiare con la presidenza Trump.

Al summit di Varsavia dell’8-9 luglio 2016, i membri della Nato sono giunti alla conclusione che si debba rafforzare la presenza militare dell’Alleanza nell’Europa orientale, al fine di scongiurare i pericoli connessi alla diffusione di guerre non lineari (ibride) di matrice russa.

A tale scopo, nel 2017 verranno dispiegati quattro battaglioni a rotazione in Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania. Il fianco nord-orientale dell’alleanza è dunque ben protetto grazie principalmente al contributo operativo di Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna e Germania, ciascuno dei quali assume il ruolo guida delle operazioni in uno dei suddetti paesi e si fa così garante della sicurezza della subregione europea.

Diverso è il discorso per il fianco sud-orientale – Romania, Bulgaria e Turchia – che presenta complessità politiche e geostrategiche più marcate. Le misure adottate per questa subregione sono di gran lunga più vaghe e dovranno essere ridiscusse dai ministri della Difesa.

La Romania auspica una presenza attiva dell’Alleanza Atlantica nella regione del Mar Nero, un accresciuto supporto militare e logistico e la costituzione di un battaglione multinazionale a difesa del proprio territorio e del moderno sistema antimissile Aegis Ashore Bmd inaugurato lo scorso maggio. Il presidente Klaus Iohannis si è detto soddisfatto dell’inclusione di tutti i temi d’interesse nazionale nel documento finale del vertice e del piano di contingenza che riguarda la Romania e la regione circostante.

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