Domenica 29 novembre, in un clima estremamente teso, si sono tenute importanti elezioni locali per il rinnovo del Consiglio Comunale nella strategica città portuale di Mariupol in Ucraina orientale. Le elezioni erano programmate per il 25 ottobre come per ogni altra città e regione del paese sotto il controllo diretto delle autorità di Kiev, ma furono rimandate a causa di irregolarità registrate nelle schede elettorali.

Nonostante i timori per la sicurezza derivanti dal conflitto armato nell’Est del paese, domenica i cittadini dell’ultimo grande centro abitato del Donbas sotto il controllo di Kiev si sono recati alle urne, facendo tuttavia registrare un’affluenza piuttosto bassa pari a circa il 34% degli aventi diritto.

L’esito della consultazione ha sancito la netta vittoria del filorusso Blocco di Opposizione, formato principalmente dai sostenitori del fu Partito delle Regioni dell’ex presidente Viktor Yanukovich, e assegnando la carica di sindaco al candidato indipendente Vadim Boychenko, il quale ha ottenuto più del 70% dei voti.

Oltre al Blocco di Opposizione, che si aggiudica 45 posti su 54, nel Consiglio Comunale siederanno altri due partiti: il Partito del Popolo con cinque seggi e Terra Nostra con 4. Eclatante è quindi la sconfitta della formazione partitica del presidente Poroshenko, la quale non è stata in grado di raggiungere la soglia minima del 5%.

Nella fortificata città portuale ed industriale sul Mar d’Azov, che già alle elezioni politiche del 2014 rimarcò le proprie simpatie filorusse negando il proprio sostegno all’attuale governo, Petro Poroshenko registra una vera e propria disfatta. I residenti, recandosi alle urne attraversando posti di blocco presidiati dall’esercito ucraino, ha sottolineato il proprio disappunto nei confronti dell’operato dell’attuale governo esprimendo così il desiderio di un ritorno ad una pacifica normalità.

Non è da escludere che i votanti abbiano deciso di sostenere Boychenko nella speranza di una ripresa della produzione industriale siderurgica della Ilyich Steel and Iron Works (controllata dall’holding Metinvest dell’uomo più ricco d’Ucraina, il filorusso Rinat Akhmetov), nella quale il neo-sindaco ricopre cariche dirigenziali, confidando così in un aumento dell’occupazione. Del resto l’azienda di dolciumi Roshen, appartenente al presidente Poroshenko, negli ultimi mesi ha bloccato i propri impianti produttivi situati a Mariupol trasferendo altrove i macchinari: gli elettori potrebbero averne tenuto conto.

Auspicando in un sostegno dei cittadini filorussi, i separatisti della Repubblica Popolare di Donetsk potrebbero vedere accresciuta nei prossimi mesi la possibilità di “controllare” Mariupol, conquistando un prezioso accesso sul Mar d’Azov, essenziale per il futuro del proprio export.


04 dicembre 2015, Corriere del Ticino pubblica l’articolo rieditato. Link