Domenica 29 novembre si terranno le elezioni parlamentari ed amministrative nella Repubblica Moldava Nistriana, meglio nota come Transnistria, in un contesto socio-economico alquanto desolante inserito in un quadro geopolitico fragile ed incerto.

La Transnistria è una sottile striscia di terra situata lungo il confine tra Ucraina e Moldova ed è considerata dalla comunità internazionale come parte integrante della Repubblica Moldova stessa, nonostante le autorità transnistriane esercitino una sovranità de facto sulla regione da ormai un quarto di secolo. Le autorità di Tiraspol (la capitale) si sono da sempre sforzate affinché fossero rispettati i requisiti e gli standard che potessero condurre ad un riconoscimento internazionale della repubblica separatista. Tra questi, oltre all’esercizio concreto della forza mediante proprie forze armate, all’istituzione di un proprio sistema doganale, all’erogazione di servizi sociali, all’adozione di una propria moneta e di un distinto sistema giuridico, vi è naturalmente l’organizzazione periodica di consultazioni elettorali per l’assegnazione delle cariche politiche in seno al regime.

Domenica si terranno pertanto le elezioni, disconosciute dal governo di Chisinau, per il rinnovo del Soviet Supremo, cioè il parlamento, e delle amministrazioni locali (sindaci e consigli comunali). La scelta di effettuare le consultazione elettorale nello stesso giorno è stata dettata da esigenze prettamente economiche volte a risparmiare prezioso denaro pubblico per l’esiguo budget statale.

Mentre per sancire la vittoria dei nuovi amministratori locali è sufficiente la maggioranza semplice dei voti, affinché le elezioni dei deputati risultino valide è necessario che l’affluenza alle urne sia pari almeno al 25% degli aventi diritto. Temendo una bassa affluenza causata da un malcontento diffuso causato dalla pesante crisi economica, il governo di Tiraspol si sta prodigando nel promuovere la partecipazione al voto, istituendo anche forme di elezione anticipata per quei cittadini che domenica non potranno votare trovandosi all’estero: le schede elettorali dei voti anticipati vengono sigillate in buste e introdotte nell’urna dai membri della commissione elettorale territoriale il giorno delle elezioni.

Alle elezioni per il Soviet Supremo partecipano 139 candidati per 43 seggi. E’ bene tuttavia notare che in alcune circoscrizioni partecipano ben sei/sette aspiranti deputati, mentre in altre, invece, si presenterà un unico candidato.

Nonostante il sistema politico transnistriano sia fortemente presidenzialista, queste elezioni parlamentari sono di particolare importanza poiché potrebbero segnare un cambio di rotta nelle politiche interne ed estere dell’esecutivo, soprattutto in ottica delle elezioni presidenziali che si terranno il prossimo anno. La sfida sostanzialmente è tra due blocchi: quello dell’attuale Presidente Yevgeny Vasylyevich Shevchuk e quello che fa riferimento alla Sheriff, la più grande holding transnistriana appartenente all’ex capo di stato Igor Nikolaevich Smirnov.
Negli ultimi mesi le relazioni tra il Presidente Shevchuk e i membri del Soviet Supremo si sono logorate ed hanno assunto toni intensi durante la campagna elettorale. Degli attuali 43 deputati, 18 appartengono alla formazione partitica “Obnovlenie” (Rinnovamento), alle cui spalle sta proprio la Sheriff, azienda fortemente interessata a mantenere posizioni di forza in seno al potere legislativo.
In più di un’occasione infatti il Soviet ha bloccato i disegni di legge anti-crisi redatti dall’esecutivo, più per compiacere gli interessi personali dei lobbisti della Sheriff (il più grande contribuente delle casse dello stato), che non per una genuina valutazione sull’efficacia e l’utilità generale dei provvedimenti.
In tal proposito lo stesso Shevchuk ha più volte dichiarato che si debba “ridurre l’influenza degli oligarchi sull’organo legislativo”, affermazione ripetuta con particolare veemenza dopo la bocciatura dei progetti per una nuova legge fiscale e una legge anti-monopolio.
Gli oppositori appartenenti a Obnovlenie dal canto loro accusano la presidenza di tutti i problemi socio-economici che persistono e si aggravano nella regione.
Mentre la popolarità del presidente è in calo, la vittoria di questa tornata elettorale non può che essere raggiunta da quei candidati che sapranno promettere una maggiore tenuta dei conti e una ripresa dell’economia, credibile però solo tramite l’instaurazione di forti legami di fiducia ed amicizia con persone di potere a Mosca. E’ per questo che nel corso della campagna elettorale nessuno dei candidati si sia trattenuto dal pronunciare discorsi filorussi ed elogi rivolti al Cremlino.

Nel possibile ma improbabile caso in cui il blocco della vecchia guardia di Igor Smirnov dovesse ottenere i 2/3 dei seggi del parlamento, sarebbe concettualmente in grado di bloccare ogni iniziativa dell’esecutivo e dichiarare l’incapacità del presidente Shevchuk di condurre la Repubblica, ponendo eventualmente le basi per un ritorno al potere dello stesso Smirnov. D’altronde però non bisogna dimenticare che Shevchuk è stato dipendente della compagnia Sheriff, ne conosce i meccanismi interni e potrebbe effettuare ritorsioni in grado di danneggiare seriamente l’azienda del politico rivale.

Chiunque vincesse le elezioni dovrà affrontare problemi di natura finanziaria e securitaria piuttosto gravi. La Transnistria sta vivendo un periodo estremamente duro per quanto attiene la propria economia e la propria sicurezza militare, provate da un sostanziale blocco commerciale e logistico operato da Ucraina e Moldova. Come se non bastasse a partire dal primo gennaio verranno meno le tariffe doganali agevolate con la Moldova e Tiraspol rischia di essere tagliata fuori dai benefici delle nuove norme commerciali previste dall’Accordo di Associazione tra Chisinau e Bruxelles già ratificato da tutti i firmatari.
Con l’export fortemente danneggiato dalla crisi ucraina e dalla svalutazione del rublo russo, una riduzione degli scambi commerciali con i partner economici occidentali sarebbe devastante.
Un esecutivo indebolito non sarebbe in grado né di negoziare all’estero trattamenti commerciali favorevoli, né di richiedere ausilio economico a Mosca, né tantomeno di adottare misure anti-crisi.

L’esito di questa tornata elettorale influenzerà inevitabilmente i futuri assetti di potere e le scelte di politica interna ed estera dell’attuale Presidente, il quale rischia di ricoprire nel prossimo anno lo scomodo ruolo di anatra zoppa.


28 novembre 2015, Corriere del Ticino pubblica l’articolo rieditato sulle elezioni parlamentari e locali di domenica 29 novembre in Transnistria. Un grazie ad Andrea Colandrea. Link