Il 21 maggio 2015 il Parlamento ucraino ha annullato cinque trattati di cooperazione militare con la Russia, tra i quali quello relativo al transito di rifornimenti e personale militare sul suolo ucraino. Questo genera un serio problema logistico per il Cremlino, impossibilitato a garantire il dovuto supporto alle truppe presenti in Transnistria.

Oltre ai 402 peacekeepers russi che fanno parte del contingente congiunto per il mantenimento della pace a fianco di 492 militari transnistriani, 355 moldavi e 10 osservatori ucraini dislocati in 15 postazioni chiave all’interno della Zona di Sicurezza, in Transnistria sono attualmente presenti più di mille soldati del cosiddetto Gruppo Operativo di Truppe Russe (GOTR) creato vent’anni fa dalla riorganizzazione dell’ex 14^ Armata Rossa. La formazione del GOTR, mal digerita da Chișinău, NATO e OSCE (che a più riprese ne hanno chiesto la dissoluzione), ha come obiettivo primario quello della difesa delle riserve di armamenti e munizioni presenti nei Territori: un delicato lascito di epoca sovietica.

L’armeria più importante della regione attorno alla quale si concentrano le maggiori attenzioni è quella di Cobasna (Kolbasna), comune situato nel segmento nord della Transnistria a soli 2 km dal non di certo invalicabile confine con l’Ucraina, che conta riserve di munizioni ed equipaggiamenti di circa 20.000 tonnellate. La dimensione della riserva rapportata all’esiguità di militari volti a proteggerla è tale da generare a Tiraspol forti timori connessi alla sicurezza dello stato. A più riprese infatti il presidente Yevgeny Shevchuk e il ministro degli esteri Nina Shtansky hanno richiesto garanzie al Cremlino in ambito difensivo.

Lo stesso governo di Kiev teme che tale potenziale bellico possa costituire una minaccia al distretto di Odessa nel caso di un allargamento dell’attuale conflitto ucraino: in quest’ottica potrebbe essere letta la nomina da parte di Petro Poroshenko del proprio fidato amico ed ex presidente georgiano Mikheil Saakashvili a governatore e “protettore” dell’Oblast della vitale città portuale. A scanso di equivoci, lo stesso capo del servizio frontaliero ucraino Viktor Nazarenko ha dichiarato di recente che “esiste una minaccia militare lungo il segmento frontaliero con la Transnistria.”

Controllare o neutralizzare tali armamenti è la chiave per riorganizzare i futuri assetti geopolitici della regione: il loro possesso costituisce al contempo una minaccia alla sicurezza (di Tiraspol) e un’opportunità difensiva (di Odessa).

Dal blocco persistente della regione separatista si delineano tre potenziali scenari ed una situazione lose-lose per la già fragile stabilità regionale:
1. Ponte aereo (russo) → rischio di abbattimento di un velivolo
2. Intervento “preemptive” (ucraino) → inevitabile risposta militare da parte della Russia
3. Isolamento persistente (transnistriano) → collasso interno del regime

1. Ponte aereo – È facile comprendere come l’annullamento dei trattati abbia portato a immediate reazioni verbali da parte di importanti funzionari di Mosca, tra le quali spicca quella del generale Yuri Yakubov che paventa addirittura l’attivazione di un ponte aereo volto a rompere il blocco logistico e a garantire un continuo ausilio ai “peacekeepers” russi.

La regione non gode di sbocchi sul Mar Nero e l’unico modo per raggiungerla è via terra transitando per Odessa o tramite l’aeroporto civile di Chișinău (dove in più di un occasione sono già stati respinti giornalisti e militari della Federazione Russa). L’isolamento geografico della Transnistria è pertanto superabile da Mosca solo tramite la collaborazione con le autorità moldave ed ucraine, la quale è venuta gradualmente meno a causa dell’annessione della Crimea prima e del conflitto nel Donbas poi. In assenza di cooperazione il Cremlino non può che ricercare soluzioni unilaterali.

Pur concettualmente fattibile, il ponte aereo sarebbe una questione molto rischiosa e molto costosa. Tralasciando la questione economica per la sua realizzazione e il suo mantenimento nel tempo, risulta essere particolarmente pericoloso per gli equilibri di una crisi di sistema (quella russo-ucraina) che si cerca in tutti i modi di contenere. Qualora un velivolo venisse abbattuto dai sistemi antiaereo ucraini (S-300), la Russia avrebbe un casus belli ed interverrebbe direttamente trovando sulla propria strada la città di Odessa.

2. Intervento “preemptive” – Oltre alla costruzione di evanescenti fortificazioni lungo la frontiera (dall’estate 2014 sono stati scavati circa 60 km di intermittente fossato), Kiev potrebbe valutare l’opzione di intervento “preemptive” nella regione allo scopo di neutralizzare potenziali minacce. Diversi battaglioni della Guardia Nazionale ucraina sono già stanziati a Balta, snodo strategico di collegamento tra Kiev, Odessa e Chișinău, ubicato a soli 20 km dal confine transnistriano.

Pridnestrovie
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Nel caso di intervento militare è facile aspettarsi quindi una prima fase volta ad occupare il segmento nord della striscia allo scopo di controllare non solo l’armeria di Cobasna, ma l’intero distretto industriale di Rîbniţa (con annesso l’importante ponte sul fiume Nistru) e la città di Dubăsari, la quale oltre ad essere di particolare importanza per il proprio geo-posizionamento (collega i distretti a nord con la capitale Tiraspol a sud) è anche sede di una strategica centrale elettrica. Il repentino attacco avverrebbe con ogni probabilità lungo il tracciato Balta – Rîbniţa.

Tuttavia il vicepresidente della Duma Serghei Jelezneac ha dichiarato che la Russia entrerà in guerra qualora i militari russi venissero attaccati e il generale russo Victor Kravtsov ha precisato che Tiraspol sarebbe in grado di mobilitare nel giro di due settimane circa 50.000 riservisti, pari a cinque divisioni motorizzate (di cui due costituibili in cinque-sette giorni). Non è chiaro se tale mobilitazione sia realmente fattibile, tuttavia i toni battaglieri sono particolarmente eloquenti su quale posizione il Cremlino terrebbe in caso di “scongelamento” del conflitto.

3. Isolamento persistente – La situazione più probabile resta quella del perdurare dell’isolamento della Transnistria. Si tratterebbe comunque di uno scenario non privo di gravi conseguenze. L’emarginazione crescente è ormai arrivata a punti tali da generare un pericoloso malcontento sociale dovuto ad una pesante crisi economica che coinvolge l’intera popolazione residente.

Soviet Supremo
Soviet Supremo di Tiraspol

In virtù della composizione demografica equamente tripartita in moldavi, russofoni ed ucrainofoni, potrebbero verificarsi interferenze esterne durante le elezioni del 29 novembre 2015 del Soviet Supremo volte a deteriorare o manipolare una base elettorale russo-ucraina che da sempre ha costituito la forza legittimante del regime politico di Tiraspol. Nonostante l’efficiente sistema informativo del Comitato per la Sicurezza (KGB), infiltrazioni di movimenti ultranazionalisti non sarebbero poi così impossibili. Il tutto alle porte di un inverno che al blocco economico e militare potrebbe vedere aggiungersi un devastante blocco energetico con il taglio dell’erogazione del gas transitante in Ucraina (non esistono gasdotti che da ovest possano rifornire la regione). La somma di povertà, rancori ed isolamento costituisce una micidiale miscela che potrebbe portare al collasso dell’attuale regime politico.

Il verificarsi di uno di questi tre scenari (Ponte aereo, Intervento “preemptive”, Isolamento persistente) può comportare la realizzazione quasi simultanea e parziale dei restanti due.