11 aprile 2015, nuovo articolo su AffarInternazionali.it. Link


Domenica 22 marzo in Gagauzia, Unità Territoriale Autonoma (UTA) della Repubblica Moldova, si sono tenute importanti elezioni per la scelta del nuovo başcan (governatore) che hanno visto prevalere la favorita candidata filorussa indipendente Irina Vlah, fortemente sostenuta dal Partito Socialista (PSRM) e dal carisma dell’influente politico indipendentista Igor Dodon.

Tale regione autonoma della Repubblica Moldova, abitata in prevalenza dall’etnia gagauza (popolazione cristiano-ortodossa che parla una lingua imparentata con il turco), ha da sempre espresso simpatie filorusse e notoriamente spinto per un’intensificazione dei legami con Mosca.

Irina Vlah, comprendendo bene tali sentimenti e disponendo di un budget per la campagna elettorale più che doppio rispetto al principale competitore, è stata in grado di attirare a sé la maggioranza assoluta delle preferenze, accaparrandosi al primo turno il 51,11% dei voti ed evitando così il ballottaggio.

Il dato è particolarmente significativo se si considera che il neo-başcan è una fuoriuscita del Partito Comunista, per il quale l’UTA è sempre stata una vera e propria roccaforte. Come se non bastasse, tale risultato è stato facilitato da una bassa affluenza alle urne (58,1% dei circa 106.000 elettori) che ha principalmente penalizzato la debole e divisa opposizione filo-europeista (tanto debole da essere costretta a rimarcare costantemente anche durante la campagna elettorale il proprio timore nei confronti di una potenziale “romenizzazione” dello stato!).

I risultati

La vittoria è stata ufficialmente confermata dalla Commissione Elettorale di Controllo gagauza e la Corte di Appello, nel termine dei dieci giorni previsti dalla legge, non ha trovato da ridire sulla correttezza dell’esito delle urne, nonostante le presunte 25 infrazioni poste in esame (tra cui la distribuzione di denaro e patate agli elettori) e la formale richiesta di ricalcolo dei voti da parte di due candidati, tra cui il “filo-europeista” Dudoglo.

I risultati ufficiali pertanto risultano essere:
#1 – Irina Vlah: 51,11% delle preferenze;
#2 – Nicolai Dudoglo: 19,06%;
#3 – Valeri Ianioglo: 7,98%;
#4 – Dmitri Croitor: 6,21%;
#5 – Oleg Garizan: 5,01%
I restanti cinque candidati hanno ottenuto complessivamente il 10,63% dei voti.

La campagna elettorale

Il nuovo governatore, non solo ha condotto la campagna elettorale promuovendo un vettore euroasiatico per il futuro sviluppo della regione – in difformità dalle linee politiche del governo centrale di Chisinau, impegnato non senza difficoltà nell’attuazione del processo di integrazione europea – ma ha pure ricercato ed ottenuto l’esplicito supporto di importanti ed influenti artisti e politici russi, lasciando pertanto inascoltate le forti parole del Presidente Nicolae Timofti che paventavano un’ingerenza russa negli affari interni della Repubblica Moldova.

Significativi a tale proposito sono stati gli incontri della Vlah con entrambi i presidenti delle camere del parlamento russo avvenuti nella fase più calda della campagna elettorale e dalla presenza di tre parlamentari della Duma alla conferenza “internazionale” organizzata dal PSRM nel capoluogo Comrat a soli dodici giorni dalle elezioni e denominata “Prospettive per lo sviluppo socio-economico dell’UTA-Gagauzia”.
Va menzionato inoltre che si è assistito ad un allentamento delle sanzioni economiche da parte di Mosca nei confronti di personalità gagauze, quasi a sottolineare la benevolenza russa e la differenziazione dei trattamenti nei confronti del resto della Moldova.

Approccio “conciliante”

Va sottolineato comunque che, superato lo scotto iniziale, i vari oppositori paiono cogliere le parole dell’ex governatore Mihail Formuzal che ha invitato i vari candidati perdenti ad “avere l’intelligenza di accettare l’esito elettorale”.

A pochi giorni dalle elezioni, la stessa vincente Irina Vlah ha sorprendentemente mostrato una cordiale apertura nei confronti del governo di Chisinau: non solo ha proposto un gruppo di lavoro congiunto tra il Parlamento della Repubblica Moldova e l’Adunata Popolare di Gagauzia in grado di armonizzare le normative dello statuto speciale dell’UTA con l’ordinamento nazionale nel rispetto dei principi costituzionali, ma ha pure espresso ad Adrian Candu (Presidente del parlamento moldavo) il desiderio che vengano effettuati corsi di lingua rumena finalizzati ad avvicinare i giovani gagauzi al dibattito politico nazionale e alla loro partecipazione attiva presso le istituzioni dello stato.

Non è da escludere che una mossa così saggia e conciliante, sommata alla netta vittoria al primo turno, possa fare da traino all’opposizione filo-russa alle elezioni amministrative locali che si terranno il prossimo 14 giugno, che nelle figure di Igor Dodon e Renato Usatîi già si sta riorganizzando e preparando la rivincita nei confronti dei partiti europeisti (reduci da una “vittoria mutilata” alle elezioni parlamentari del 30 novembre scorso). In caso di vittoria delle opposizioni, il processo di europeizzazione in atto nella Repubblica Moldova (paese associato all’UE) subirebbe un brusco rallentamento.

Inopportune simmetrie

L’appuntamento elettorale più importante del 2015 per la Moldova resta tuttavia quello delle elezioni del Soviet Supremo di Transnistria che si terranno il 29 novembre (alle porte dell’inverno) in un contesto socio-economico desolante e in quadro etnico-demografico poco chiaro.

Queste elezioni potrebbero influenzare il futuro della “presidenza” Shevchuk, che già non gode più di un apprezzamento totale da parte del Cremlino, e mettere in seria discussione i “principi costituzionali” del regime vigente. L’attuale presidente potrebbe faticare non poco per rimanere in carica fino alle elezioni presidenziali previste per il 2016.

Inopportune forme di influenza attuate in modo simmetrico ed egualmente “soft” da parte non-russa (magari con denaro o patate) comporterebbe con ogni probabilità un pericoloso ed inutile collasso del sistema politico di Tiraspol che già è alle prese con insormontabili difficoltà di natura anche securitaria.
Onde evitare una pericolosa instabilità della regione, già aggravata dagli accadimenti ucraini, la parola d’ordine del governo di Chisinau e dei partner europei dovrebbe essere “conciliazione” su ogni livello: locale, nazionale ed internazionale.

@mirkomussetti